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Relazioni

Bugie quotidiane: cosa rivelano di noi e delle relazioni

Un articolo sulle bugie quotidiane nelle relazioni: perché nascono, cosa rivelano di noi e come minano la fiducia senza che ce ne accorgiamo.

Marta Fabbri

Ci sono frasi che diciamo quasi senza accorgercene: “Va tutto bene”, “Non mi ha dato fastidio”, “Figurati, nessun problema”, “Sono solo stanco”. A volte non sono menzogne clamorose. Somigliano piuttosto a piccole correzioni della realtà, ritocchi rapidi che ci aiutano a evitare una discussione, a non deludere qualcuno, a non esporci troppo.

Per questo le bugie quotidiane ci riguardano molto più di quanto siamo disposti ad ammettere. Non parlano solo di correttezza o scorrettezza. Parlano di come gestiamo la paura, di quanto ci sentiamo liberi di dire la verità, di quanto spazio pensiamo di avere dentro una relazione per essere sinceri senza farci male.

Le piccole bugie nascono spesso dove il conflitto ci spaventa

Nella vita adulta, mentire raramente significa soltanto voler ingannare. Molto più spesso significa voler evitare qualcosa: un litigio, una delusione, uno sguardo ferito, un giudizio. È il motivo per cui le bugie più frequenti non sono sempre quelle grandi, ma quelle che sembrano innocue.

Dire a un partner che “non è successo niente” quando invece siamo rimasti male, rassicurare un amico con un “certo che vengo volentieri” mentre avremmo bisogno di dire no, minimizzare con i figli o con i genitori un disagio che non sappiamo spiegare: sono tutti modi per rimandare una verità che ci appare troppo scomoda nel momento in cui dovrebbe uscire.

Il punto è che il conflitto, per molte persone, non è solo una divergenza. È un’esperienza emotivamente costosa. Può attivare paura di essere fraintesi, rifiutati o percepiti come egoisti. Così la bugia diventa una scorciatoia: ci offre un sollievo immediato, ma ci presenta il conto più tardi.

Quello che nascondiamo dice molto di quello che temiamo

Le bugie quotidiane rivelano spesso più fragilità che cattiveria. Non sempre mentiamo perché non teniamo all’altro. A volte mentiamo proprio perché teniamo troppo al modo in cui saremo visti.

Chi addolcisce sempre la verità, per esempio, può avere un forte bisogno di approvazione. Chi omette sistematicamente ciò che prova può aver imparato che mostrarsi vulnerabili espone al rischio di essere sminuiti. Chi promette più di quanto può mantenere non è necessariamente superficiale: può essere qualcuno che fatica a reggere l’idea di deludere.

In questo senso, le bugie quotidiane sono spesso una forma di auto-protezione. Difendono l’immagine che vogliamo offrire, ma anche la parte più insicura di noi. Ci aiutano a restare accettabili, accomodanti, controllati. Il problema è che, mentre proteggono l’immagine, indeboliscono la presenza reale.

Una relazione, infatti, non si nutre soltanto di buone intenzioni. Si nutre anche di chiarezza. E se la chiarezza viene sostituita troppo spesso da mezze verità, prima o poi tra le persone si crea una distanza difficile da nominare.

Anche le omissioni cambiano il clima della fiducia

Siamo abituati a pensare alla bugia come a una frase falsa detta apertamente. Ma nella vita di tutti i giorni contano molto anche le omissioni, le versioni alleggerite, i dettagli trattenuti “per non complicare le cose”.

Il punto non è diventare brutali o dire tutto in ogni momento. Il punto è riconoscere che anche ciò che scegliamo di non dire costruisce un clima relazionale. Se abitualmente nascondiamo fastidi, bisogni, limiti o delusioni, l’altro finisce per relazionarsi con una versione incompleta di noi. E noi, a nostra volta, ci sentiamo sempre meno compresi, proprio perché non ci siamo mostrati davvero.