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Perché senti tue le vittorie di chi ami e ti allontani dalle sconfitte

Per questo il successo di chi ami può sembrarti quasi una conferma personale, mentre il suo inciampo può farti sentire a disagio in un modo che ha poco a che vedere con la razionalità. Non stai facendo un calcolo freddo. Stai reagendo a un confine emotivo che si allarga e si restringe.

In famiglia e in coppia succede più di quanto pensiamo

Nella vita adulta questa dinamica è ovunque, proprio perché i legami contano molto e spesso portano con sé una reputazione condivisa.

Un genitore può raccontare con orgoglio i successi del figlio come se fossero il segno visibile di qualcosa che riguarda tutta la famiglia. Non è necessariamente vanità. A volte è il modo in cui si sente il senso di una storia comune. Ma quando lo stesso figlio sbaglia, delude o prende una strada difficile da accettare, può comparire un irrigidimento: meno vicinanza, meno parole, più bisogno di separare “la sua vita” dalla propria.

In coppia il meccanismo può essere ancora più delicato. Se il partner brilla, ci si sente rafforzati. Se attraversa un fallimento visibile, può emergere una strana miscela di dolore, imbarazzo, paura del giudizio esterno. E allora ci si scopre meno generosi proprio nel momento in cui sarebbe più importante restare vicini.

Questo non significa che l’amore sia falso. Significa che nelle relazioni strette l’identità è sempre un po’ intrecciata. E quando quel tessuto viene messo alla prova, la prima reazione non è sempre la migliore.

La maturità non è non provare queste cose

La tentazione più facile sarebbe giudicarsi male. Pensare: se mi sento più vicino ai successi e più a disagio davanti alle sconfitte, allora sono ipocrita. Ma il punto non è questo.

Le fonti che hanno studiato questi meccanismi mostrano che orgoglio e vergogna per riflesso non sono solo pose sociali. Possono essere emozioni autentiche, proprio perché nascono da un’appartenenza sentita. Il rischio, semmai, è non accorgersene e lasciare che siano loro a guidare il modo in cui trattiamo l’altro.

Crescere, nelle relazioni, forse significa questo: riconoscere che dentro di noi esiste il desiderio di stare attaccati a ciò che ci fa sentire bene e di allontanarci da ciò che ci espone. Però scegliere, quando conta davvero, di non trasformare la sconfitta dell’altro in una solitudine in più.

Perché amare qualcuno non vuol dire non sentire mai imbarazzo, paura o vergogna riflessa. Vuol dire accorgersi di quel movimento e non scappare troppo in fretta. Restare abbastanza vicini da non lasciare l’altro solo proprio quando smette di essere facile identificarci con lui.

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