quando la fame ti fa arrabbiare
Relazioni

Quando la fame ti fa arrabbiare con le persone sbagliate

Il legame tra fame, irritabilità e conflitti quotidiani spiegato senza tono medico: perché a volte il difetto non è dell'altro, ma di uno stato fisico che non abbiamo riconosciuto in tempo.

Marta Fabbri

C’è un momento della giornata che probabilmente conosci bene. Sono le tre del pomeriggio, o forse le sette di sera. Hai saltato il pranzo, o l’hai fatto di fretta in piedi davanti al bancone della cucina. Il partner dice qualcosa — magari è anche una cosa banale, una cosa che in un altro momento avresti lasciato scorrere — e tu ti accorgi che dentro stai già reagendo male. Hai la certezza nitida che quella persona sia esasperante. Che il problema sia lei. Che tu abbia tutto il diritto di essere seccato.

Forse hai ragione. Ma forse no. Forse stai solo interpretando male quello che senti.


Quella parola inglese che non abbiamo tradotto

In inglese esiste un termine, hangry, che nasce dalla fusione di hungry (affamato) e angry (arrabbiato). Non è uno slogan pubblicitario né un’invenzione social: è un fenomeno studiato, con una letteratura scientifica alle spalle. Due ricercatori — Jennifer MacCormack e Kristen Lindquist — hanno mostrato come la fame, in certi contesti ambigui o già carichi di tensione, possa essere interpretata dal cervello non come segnale corporeo ma come stato emotivo negativo. Il corpo dice ho fame, ma se il contesto intorno è stressante, irrisolto, già un po’ affaticato, il cervello può leggere quella stessa sensazione come sono irritato — e proiettarla verso chi ci è vicino.

Non è una debolezza di carattere. È un errore di attribuzione: confondere la fonte del disagio.

Dopodiché si torna all’italiano, e si torna alla vita reale. Perché il punto non è il termine. Il punto è che succede — a quarant’anni, a cinquanta, in mezzo a una settimana che non dà respiro — e non sempre ce ne accorgiamo in tempo.