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Generazione sandwich: quando sei in mezzo a tutti e non riesci più a trovare te stesso

E invece no. I confini non sono muri, non sono rifiuti. Sono la condizione minima per poter continuare a essere presenti in modo sostenibile. Non puoi essere un punto di riferimento per qualcuno se sei costantemente al limite del collasso — fisico, mentale, emotivo.

Il problema non è mettere confini. Il problema è che la posizione sandwich non li facilita: anzi, li rende emotivamente costosi come se fossero eccezioni, non normalità.

Quello che non diciamo quando diciamo “me la cavo”

C’è una narrativa che gli adulti sandwich tendono ad adottare: quella della gestione. “Ce la faccio”, “è normale così”, “è una fase”. È un modo per contenere l’ansia, ma è anche un modo per non fare vedere a nessuno — a partire da sé stessi — quanto sia realmente onerosa la posizione che occupano.

Eppure la domanda che vale la pena fare non è “come faccio a fare di più?”, ma qualcosa di più scomodo: quanto di ciò che sto dando è davvero necessario? E quanto invece è diventato automatico, invisibile, dato per scontato — da me per primo?

Non si tratta di fare meno per i figli o per i genitori. Si tratta di smettere di trattare la propria presenza come una risorsa illimitata. Come qualcosa che non ha bisogno di essere nutrita, curata, a volte anche difesa.

Smettere di essere la rete di sicurezza universale

Non c’è una soluzione semplice per uscire dalla posizione sandwich — e questo articolo non ne offre. Non perché non esistano strumenti utili, ma perché il punto di partenza non è tecnico: è il riconoscimento.

Riconoscere che questa posizione esiste. Che è documentata, diffusa, pesante — non per colpa di chi ci si trova, ma per la struttura stessa di una fase della vita in cui le generazioni si sovrappongono e ognuna ha bisogni legittimi.

E riconoscere, in modo più intimo, che anche tu — in mezzo a tutto questo — sei una delle persone che ha bisogno di cura. Non dopo che tutti gli altri sono stati sistemati. Adesso, dentro la stessa vita.

Essere disponibili per chi ami è una forma di amore. Ma non è l’unica forma che conta.

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